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Al nadir della sera

8 Maggio 2026
21:00
LOCANDINA - AL NADIR DELLA SERA

Teatro Sassari

AL NADIR DELLA SERA

di Mario Lubino
regia Pier Paolo Conconi

con
Roberta Campagna, Eliana Carboni, Stefano Dionisi, Simona Pintus

Allestimento scenico Michele Grandi
Luci e fonica Tony Grandi

Mi piace la poesia, mi piacciono le poesie di Mario: il suo modo di porsi nei confronti della vita, la visione lucreziana della natura, la memoria del tempo che passa e il dolore immanente di un momento che si è fermato per sempre e che mai si può dimenticare, e ciononostante il riguardarsi indietro senza rimpianti, ricuperando anzi, con dolce nostalgia, gli affetti e il mistero femminile e il piacere dell’amore che sono il fondamento di una vita vissuta, sempre saldi anche ora che la giovinezza è andata, quasi a modello di quell’eroe della dignità umana che è Ulisse, l’ Odisseo del mito greco, ancora oggi simbolo del nostro umanesimo.
Ascoltandone la lettura, con la bella voce di Mario, le poesie hanno suscitato in me emozioni che ho subito desiderato tradurre in immagini, sul palco del teatro. Cosa per niente facile, anzi molto rischiosa, ma non per questo intendo tirarmi indietro. Lavorare ad un teatro di poesia significa per me muovermi con la strategia delle corrispondenze, delle analogie, combinando insieme differenti registri, in particolare quello poetico, quello teatrale e quello musicale.
Si tratta di un linguaggio particolare, evocativo, molto simile alla struttura di una canzone, magari ermetica, con un simbolismo adatto ad illustrare segrete corrispondenze e capace di seguire ed esprimere adeguatamente i motivi tematici delle poesie. Il gioco delle analogie diventa qui fondamentale: le liriche, che non perdono la loro autonomia e identità, compaiono in un teatro d’immagini che sono richiamate da echi, evocazioni, rimandi poetici di riti e miti, che diano voce alla natura, agli alberi, alle piante, al vento, alle onde, alle nuvole, alle albe e alle notti. Che ci facciano sentire il desiderio e le sfide epiche della gioventù, che ci facciano cogliere odori, sapori, suoni, voci, parole, l’ambra del corpo e della pelle.
Una scrittura scenica delicata, onirica e musicale, un teatro di immagine impalpabile e ricco di segni da guardare, come si ascolta un disco di cui non ricordiamo l’autore, ma che ci affascina e ci sembra tanto familiare da averlo conosciuto da sempre.
Una scrittura scenica che sappia valorizzare le liriche di Mario cogliendone le urgenze poetiche, le riflessioni e le giuste emozioni e i miti sottesi.

Pier Paolo Conconi

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